Cosa è lo Yoga Teatro
Il laboratorio di yoga teatro è un
tipo di corso teatrale sperimentale aperto a tutti, che al training di formazione per l’attore,
finalizzato ad apprendere o ad approfondire l’Arte della Recitazione, unisce elementi dello Yoga
che aiutano a sviluppare una nuova Coscienza del Sé, elemento fondamentale per realizzare
l' obiettivo di liberare la propria forza creativa partendo da una condizione interiore
di benessere.
Tale peculiare laboratorio è un’offerta specifica del Centro
Yoga SAT ed ha avuto origine molti anni fa dall’incontro, prima solo ideale e teorico
e poi sempre più pratico e concreto, tra l’esperienza pluriennale dell’attore Memo Dini
– Sadhana Singh (premio Oscar nel 1992 con il film Mediterraneo di G. Salvatores)
e l’antica disciplina dello yoga.
Dopo alcuni anni di sperimentazione, ed in seguito
al fondamentale sodalizio con la psicoterapeuta ed insegnante di yoga Antonietta Pizzati –
Guru Gopal Kaur, si è dato corpo ad un progetto artistico aperto a tutti coloro che desiderino vivere
l’esperienza del palcoscenico per fini sia professionali che amatoriali.
Il training di base
consiste in una metodologia che unisce elementi di yoga (controllo del respiro, rilassamento neuro-muscolare, presenza mentale etc)
con quelle tecniche teatrali più idonee riprese sia dalla tradizione classica italiana
che dalla grande tradizione occidentale di ricerca iniziata da Stanislawsky e portata avanti,
solo per citare i più importanti, da Barba, Grotowsky e dal metodo Actor’s Studio negli USA
(lavoro sensoriale, sui sogni, tecniche di comunicazione, improvvisazioni, tecniche di mimo, di
clown, di acrobatica, etc).
Tutte le tecniche sono usate sinergicamente ed hanno lo scopo di lavorare
sui propri blocchi di paure, sulla difficoltà a lasciare andare le maschere e gli atteggiamenti
costruiti più o meno consapevolmente a difesa della propria vulnerabilità,
rendendo proprio questa “debolezza” una preziosa collaboratrice delle nostre strategie comunicative
e partecipe alla realizzazione di un sano protagonismo.
Così finalizzato il laboratorio propone la formazione di un tipo di
attore-persona consapevole, capace di esprimersi pienamente, di comunicare,
non già preoccupato di esibire la proprio bravura ma piuttosto impegnato
coraggiosamente ad esporre tutto quello che ha invece imparato nel corso degli
anni a difendere e a nascondere assumendo sempre più ruoli all’interno
della società e della famiglia.
Un ambizioso, ma realizzabile progetto per riportare la figura dell’attore,
colui cioè che compie l’actum sia sul palcoscenico che nella
vita, al ruolo di tramite di una Forza Creatrice che per Sua natura non conosce
distinzioni tra gli opposti, non separa la paura dal coraggio, la forza dalla
debolezza, il bene dal male, ma li mette a disposizione della coscienza umana
sotto forma di energia vitale.
L’obiettivo dunque che il laboratorio si propone è quello di
insegnare come liberare la propria forza creativa imparando ed allenando innanzitutto
a creare il contatto tra corpo, mente e spirito così da produrre un
senso
di integrità e benessere che è insieme ri-conoscere ed
accettare sé stessi con amore e compassione
per poter quindi amare
ed accettare gli altri.
L’esperienza del gruppo diventa cosi fondamentale, coesiva e di sostegno
in grado di condurre in porto
in un clima di gioco, fiducia e rispetto
la realizzazione di uno spettacolo originale creato dai partecipanti stessi,
che sappia trasformare la "prova" del palcoscenico in un piacevole
atto donativo.
Articolo tratto da Yoga Magazine Italia
Un grande maestro e attore racconta come
unire le due discipline per superare paure e blocchi mentali
di Sadhana Singh
“Yoga teatro?!? Cos’è, volete mettere in scena lo yoga?”
Questa è la domanda che più frequentemente mi è stata rivolta da quando,
dall’ormai lontano 1992, cominciai a proporre laboratori teatrali presentandoli con
la sigla di Yoga Teatro. Erano già alcuni mesi che frequentavo, a
Roma, le classi di Yoga presso la Comunità Yoga Dharma del M°
Hari Singh, e sentivo di aver trovato nella pratica del Kundalini Yoga,
divulgato in occidente tramite gli insegnamenti di Yogi Bhajan, la mia
strada. Avevo ormai trascorso molti anni nel mondo del cinema e del teatro
assaporandone anche gli aspetti gratificanti del successo, ma fu proprio
durante il nuovo percorso intrapreso con passione nel mondo dello yoga
che si manifestò dentro di me una piccola, grande rivelazione.
Una chiara intuizione che mi forniva la risposta ad anni di ricerca di
verità, via via sempre più sentita come la vera meta, il
vero successo della vita. Ero già arrivato all’incontro con
la disciplina del Kundalinini Yoga, con un buon livello di preparazione
psico-fisica, sviluppata in anni di training sportivo prima ed attoriale
poi ed ero anche allenato, attraverso l’esercizio del palcoscenico,
a gestire gli stati emotivi e a ritrovare centralità e controllo
nei momenti di difficoltà.
Sapevo come rilassare, attraverso il controllo del respiro, quell’eccesso
di tensione neuro –muscolare che facilmente l’essere umano
occidentale accumula, culturalmente abituato a spingere il fluire dell’esistenza
piuttosto che lasciarsi andare ad esso. Ma nonostante questo mi sentivo
ancora lontano da una condizione di agio e di piacevolezza che attendevo
come base del mio modo di stare sul palcoscenico e nella vita, quell’attraente
naturalezza frutto di un totale e fiducioso abbandono a se stessi, fonte
inesauribile di eclettica originalità. “Non salire mai sul
palcoscenico insieme ad un animale o ad un bambino” suggeriva un
maestro di teatro orientale ai suoi attori “ ti ruberanno la scena!”.
Come trovare o ritrovare quel carisma, quella forza magnetica che un bambino
ed un animale hanno, capace di catturare immediatamente l’attenzione
del pubblico, semplicemente essendo se stessi? E come mantenere questa
spontaneità ed innocenza durante l’actum, durante cioè
lo svolgimento del compito dell’attore? A siffatti quesiti sentii
che avrei finalmente potuto rispondere attraverso la pratica della “mente
neutra”, la condizione mentale di equilibrio che come neofita dello
yoga mi si prospettava come meta affascinante, raggiungibile con l’esercizio
della concentrazione sul punto del “terzo occhio” meglio conosciuta
come Shambhavi mudra. Rimane sempre in me vivida la memoria di quella
prima volta quando, seduto in sala di meditazione dopo una bella e impegnativa
classe di yoga che aveva lavorato per aprire e pulire tutti i canali energetici,
gli occhi scivolarono verso l’alto focalizzandosi al centro fra
le sopracciglia come avevo da poco imparato a fare seguendo le indicazioni
dell’insegnante, ma questa volta la tensione ad eseguire correttamente
la tecnica lasciò posto ad una fluida sensazione di totalità.
La
coscienza si era aperta e faceva esperienza del Sé (Atma).
Fra le prime riflessioni che seguirono quell’inebriante esperienza,
ne emerse subito una che mi forniva la risposta molto chiara ad un problema
tecnico che l’attore si trova ad affrontare ogni qualvolta debba
interpretare un nuovo personaggio. Poichè alla base della difficoltà
di interpretare pienamente e liberamente un personaggio (character è
definito in inglese), che si presenta magari con tratti psicologici e qualità
lontane dal proprio carattere o comunque lontano dalla percezione che
si ha di se stessi,c’è l’attaccamento all’ immagine
di se stessi, sapere contattare una identità ben più vasta
e contenitore di tutti i caratteri umani quale è l’anima,
fornisce lo strumento più efficace per giocare ruoli diversi. Ancora
oggi mi rendo conto dell’aspetto fideistico di tale affermazione,
ma l’atto senz’altro coraggioso di lasciare andare quegli
abituali atteggiamenti difensivi, sedimentati come strati di cipolla intorno
ad una essenza di verità, è fonte di un’immediata,
impagabile conseguenza benefica: la reale possibilità di rilassarsi
profondamente. E può essere il rilassamento alla base dell’agire
in un’epoca fortemente competitiva come questa? Sicuramente è
importante sapere come attuarlo proprio durante i momenti di maggior pressione
dell’ambiente esterno, quando più facilmente invece scattano
quelle risposte di tipo reattivo molto simili al bagliore accecante di
una lampadina che fulminandosi fa piombare tutto nel buio. I vantaggi di un
ridimensionamento dell’ ego con la pratica del rilassamento consapevole
si prospettavano notevoli: essere sollevato dalla responsabilità
di dover rappresentare l’identità individuale, non più
costretto a difendersi strenuamente cercando sempre e comunque di mostrare
i muscoli e scoprire dunque che la vulnerabilità, il proprio punto
debole, il mitico tallone d’Achille, diventano i punti di forza
per esprimere pienamente il potere positivo.L’ essere umano, protetto
e sostenuto dalla consapevolezza della propria natura infinita, può
così approfondire la conoscenza di se stesso certo che, pur abbassando
lo scudo non andrà in mille pezzi ogni qualvolta venga ferito dai
“ colpi e dalle frecce di un’oltraggiosa fortuna”.L’accettazione
dei propri limiti può inoltre offrire la possibilità di
uscire dal giogo di un io critico, costantemente impegnato nell’esercizio
del giudizio, estenuante quanto vano tentativo di tenere sotto controllo
una realtà in continua trasformazione.
Ma come portare fuori, nella relazione col mondo esterno, l’esperienza
del contatto col proprio sé? Esperienza che sperimentavo con sempre
maggior consapevolezza durante il procedere della pratica formale, seduto
nella mia bella sala di meditazione, luogo giustamente protetto e lontano
dalle molestie di una vita caotica e stressante come quella che normalmente
ci ritroviamo ad affrontare quotidianamente. Sentivo sorgere dentro di
me il desiderio di raccogliere la sfida: il palcoscenico poteva diventare
il luogo giusto, il set adatto per potersi allenare nell’esercizio
della comunicazione tra il proprio mondo interiore e la realtà
esterna alla ricerca di quella verità comune in grado di creare
un dialogo armonioso e sorprendente. Vidi prefigurarsi il ritorno al ruolo
dell’attore sciamano, in grado di farsi canale del divino, e rappresentare
in piena libertà attraverso le proprie, uniche ed originali qualità
personali, l’eterno gioco della creazione. Un progetto ambizioso
sicuramente, cresciuto nell’impegno di migliorare la coscienza
umana nel campo della comunicazione interpersonale così da poter
riequilibrare, partendo da se stessi, un eccesso di narcisismo nichilista
che sembra prevalere in questa epoca di comunicazione di massa. Oggi,
dopo sedici anni da quegli esordi, dopo innumerevoli laboratori ed una
notevole produzione di spettacoli “amatoriali” di successo,
la formula Yoga Teatro è diventata una ricca metodologia di esercitazioni
atte a fornire il partecipante di un bagaglio esperienziale che gli permetta
di affrontare con maggior sicurezza le difficoltà dei confronti
con le prove della vita. Quegli “esami” che sembra non finiscano
mai, ma verso i quali è auspicabile recuperare un atteggiamento
meno preoccupato e più sereno, che mediante l’arte del recitare
si diverti a svelare il vero contenuto celato dalla maschera. “Maestro,
per carità non si arrabbi così, è pericoloso per
il suo cuore!” disse una volta un discepolo preoccupato a Yogi Bhajan,
già operato per problemi cardiaci, che inveiva con voce tonante
nei confronti di qualcuno colpevole di inettitudine per i corridoi di
un albergo. “Ma io non sono arabbiato”gli rispose tranquillamente
il Maestro.
Memo Dini (Sadhana Singh) si è diplomato all’ISEF di Roma
(oggi Università delle scienze motorie). Ha intrapreso la carriera
dell’attore formandosi come mimo e clown presso il Teatro Studio
di Roma ed approfondendo poi il metodo Strasberg con insegnanti qualificati,
membri dell’Actor’s Studio di New York. Ha lavorato per più
di venti anni nel teatro e nel cinema, partecipando come co-protagonista
al film “Mediterraneo” di G. Salvatores, vincitore dell’Oscar
come miglior film straniero nel 1992. Dai primi anni novanta ha iniziato
lo studio e la pratica dello yoga diplomandosi come insegnante della ComUnità
Yoga Dharma del M° Bhai Hari Singh Khalsa.
Sadhana Singh crea con Guru Gopal Kaur il centro
Yoga SAT nel 1995 nel quartiere Portuense a Roma per poter realizzare
uno dei progetti più cari ad un praticante di yoga dell'Era dell'Acquario: condividere
gli insegnamenti dello yoga con tutti coloro i quali desiderino conoscere
ed approfondire questa antica scienza per l'evoluzione della coscienza
e la piena e libera espressione delle proprie potenzialità creative.
Info corsi: 06 5588900
- 348 5223140
email: centroyogasat@libero.it
I laboratori sono condotti da Memo Dini (Sadhana Singh) e Antonietta Pizzati (Guru Gopal Kaur)
"Ingorgoglìo"
favola musicale scritta e diretta da Memo Dini



Alcuni spettacoli passati...
Metti una sera a Teatro
Serata di beneficenza in due atti:
Visita di condoglianze - Atto unico di Achille Campanile
Pericolosamente - Atto unico di Eduardo De Filippo
Sabato 20 e Settembre 2007 presso il Teatro S.Chiara
Via del Casaletto 691

La compagnia teatrale del centro yoga SAT ha da anni sposato la causa del Sunshine e del progetto “Tutti a casa” ed è ormai partner e sponsor di questi meravigliosi progetti a sostegno dei bambini indiani con il ricavato dei suoi spettacoli.
L’incasso di questo evento servirà alla costruzione di una casetta per una bimba che attualmente vive in una baracca.
Info:Progetto sunshine
Caviale e Lenticchie
12, 13 e 14 Giugno 2007 presso il Teatro S.Chiara
Via del Casaletto 691


Tredici a Tavola
Liberamente tratto da una commedia in tre atti
di Marc Gilbert Sauvajon
Una commedia deliziosa ambientata nella Parigi bene.
Lo spettacolo sarà interpretato ogni volta da attori diversi
Sabato 20 e domenica 21 maggio 2007 presso il Teatro della Scuola G. Morandi
Via D’Avarna 9 - Portuense
